Prendi un piccolo stato, che ha circa la metà degli abitanti di Milano, riempilo con 750 ristoranti – praticamente uno ogni 760 persone circa – e otterrai il Lussemburgo. Una terra che nonostante le sue dimensioni piuttosto ridotte può godere di una vastissima tradizione e cultura enogastronomica, che si appoggia innanzitutto sulle terre bagnate dal fiume Mosella.

Qui, lungo i 1.300 ettari di coltivazioni enoiche prevalentemente a bacca bianca si producono alcune delle migliori uve del Vecchio continente, che danno vita a Elbling, Pinot (Grigio e Bianco), Auxerrois, Riesling e l’immancabile Gewürztraminer, protagonista di tante tavole d’autore.

I vignaioli lussemburghesi, favoriti da un clima e una topografia uniche nel contesto europeo, sono ormai da anni impegnati nella valorizzazione qualitativa dei loro prodotti. In questo senso giova la ridotta estensione territoriale, che limita la produzione a quantità relativamente ridotte.

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La tradizione lussemburghese per il vino è manifestata da una maniacale attenzione alla qualità del prodotto finale

L’importanza di ottenere un prodotto che soddisfi anche i sommelier più severi ha portato alla nascita di AOP (denominazioni di origine, simili alle nostre DOC), carte di qualità, etichette di riconoscimento che prendono il nome dai vari territori, come la Charta Schengen, oppure dalla tradizione enologica.

Non solo vini, ovviamente, perché nelle bottiglie trova posto anche il Crémant, lo champagne made in Luxembourg. Benché non riesca a concorrere con il preponderante vicino francese, il perlage del Granducato ha ottenuto negli ultimi ambitissimi riconoscimenti. Gustarlo fuori dai confini del paese è molto difficile (se ne producono infatti appena 125mila ettolitri l’anno), per questo durante un viaggio in Lussemburgo è bene brindare, magari durante una visita al Riesling Open che si tiene a fine settembre. Birra, grappa, vino: il patrimonio di produzione alcolica del Lussemburgo è il miglior accompagnamento per una gastronomia dai sapori decisi, forti e straordinariamente legati al territorio.

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Una delle tipiche zuppe lussemburghesi, molto adatte durante le fredde giornate invernali

Ripercorriamo la storia della nazione assaggiando quei piatti che fanno parte di un passato dominato da agricoltura e allevamento, assaggiando il Judd mat Gaardebounen (colletto di maiale affumicato alle fave) oppure riscaldandoci, nelle fredde giornate d’inverno, con la zuppa di fagioli verdi Bouneschlupp. La carne è onnipresente, e non potrebbe essere altrimenti, anche in altre ricette come il lertsebulli e le Feierstengszalot, rispettivamente spezzatino ai piselli e insalata di manzo, mentre come contorno vale la pena provare il budino Traipen, dal curioso colore nero e accompagnato da patate e salsa di mele.

Chi vuole provare l’incontro tra cucina locale e tendenze internazionali – sentendosi più vicino a casa – non può perdere l’opportunità di visitare Caffè Torino, nella Ville-Haute. Qui i grandi classici della cucina italiana sono affiancati dalle specialità lussemburghesi come la kuddelfleck, ovvero la trippa fritta.  Da gustare anche le crepes lussemburghesi, ovvero le Gromperekichelcher, condite con pomodori, cipolla e prezzemolo oppure i grillwurscht, salsicce bianche molto lunghe cotte sulla griglia e simili all’hot-dog americano. Se di stagione, vale la pena concludere il pranzo o la cena con una fetta di quetschentaart, una crostata coperta da spicchi di prugne caramellati.

Ti è venuta fame? Il Lussemburgo ti aspetta! Raggiungilo dai principali aeroporti italiani con i voli diretti di Luxair, la compagnia aerea nazionale. E dalla primavera 2020 nuove rotte in arrivo, come la Brindisi – Lussemburgo, per raggiungere il Granducato in maniera facile e veloce.