Avvicinarsi alla cultura del mare, in un territorio come quello vasto e fortemente caratterizzato dalle acque come quello pugliese, significa in primo luogo conoscere il mondo della pesca.

Tra le tante destinazioni che abbiamo toccato durante Tarallucci e Puglia, sono sicuramente due quelle che ci hanno permesso di conoscere l’approccio che le persone hanno nei confronti dei porti, dei pescherecci e dei pescatori: Monopoli e Gallipoli.

Due località dal forte sapore turistico, che hanno saputo emergere da una dinamica economica e produttiva legata quasi esclusivamente alla pesca, trasformando (anche) questa in una fonte di curiosità per i turisti, e di guadagno per i locali.

A un occhio poco attento Monopoli e Gallipoli, sotto questo profilo, potrebbero risultare incredibilmente simili, ma è nella sfumatura di una scoperta attenta che emergono le differenze, meglio sarebbe dire le particolarità, di mete dove il mare e il pescato è assurto a nuova gloria e celebrato con apparente semplicità.

Porto di Monopoli
Un pescatore nel porto di Monopoli intento alla vendita diretta ai consumatori

Arriviamo a Monopoli nel tardo pomeriggio del nostro primo giorno di Puglia, e subito Giacomo, da buon conoscitore di questi luoghi quali solo un locale potrebbe essere, ci accompagna al porto della città, consigliandoci di fermarci al piccolo assembramento di persone che segue l’approdo dei pescherecci.

Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, infatti, molti pescatori non rientrano alle prime luci dell’alba dalle loro fatiche in mare, ma lo fanno a giorno inoltrato, quasi al calare della sera, ed è proprio prima della cena che donne e uomini, in egual misura, cercano di concludere l’affare del giorno.

La contrattazione tra gli uomini a bordo e gli astanti sulla banchina non è concitata, anzi appare incredibilmente calma e splendide casse ripiene di pesce, molluschi, crostacei viene rapidamente versato in più comode buste, al modico costo di qualche euro, un miraggio per noi “gente di terra”, abituati alle code in pescheria.

Se da un lato Monopoli mostra il suo lato più produttivo e commerciale, reduce com’è da un grande evento dedicato agli yacht di lusso, poco più in là si apre l’intima versione del rapporto con le acque, nel porto storico.

Porto storico Monopoli, gozzi
I gozzi sono le tipiche imbarcazioni con le quali gli storici pescatori di Monopoli prendevano in largo alla ricerca del pesce nei decenni (e nei secoli) passati

Qui, dalle primissime ore del giorno, pur sotto un cielo adombrato da nubi scure, si scorgono i coloratissimi gozzi, piccole imbarcazioni in legno con le quali i pescatori più esperti (e anziani) prendono il largo. Sono forse scomode, poco produttive, ma i loro colori – soprattutto il blu e il rosso – emergono come un faro luminoso in questa caletta, circondata dai palazzi storici e dalle abitazioni comuni.

Dalla costa adriatica a quella ionica, ecco Gallipoli in tutto il suo vigore di meta turistica. Siamo, del resto, nel cuore pulsante del Salento, che tanto attira i visitatori da ogni parte del mondo, ma il fatto di parlare la stessa lingua – dialetto più, dialetto meno – ci agevola non poco.

Pesce porto Gallipoli
Il pesce fresco si ritrova anche a Gallipoli, dove la vendita del crudo è anche attrazione turistica di qualità

Anche qui è Giacomo, provvidenziale nel suo conoscere luoghi e abitudini, a consigliarci di partire alla scoperta della città proprio dal porto. Incuriositi dal brusio e dall’olezzo di salsedine, ci avviciniamo a un banco dove tre uomini – uno giovanissimo, per la verità, e due più esperti – ci richiamano con bonarietà.

Spieghiamo il senso del nostro viaggio, presentandoci con timidezza, e loro ricompensano il nostro presentarci con un assaggio di pesce fresco. Mai, prima d’ora, avevo assaggiato un gambero crudo: insieme alle ostriche e le vongole, compongono un terzetto di sapori che, declinato in vari modi, si ripete un po’ lungo tutta la città.

Gallipoli è forse la “città del pesce” per definizione, in questi luoghi che altrimenti notiamo tra pasticciotti e uliveti: lo si assaggia crudo, lo si serve cotto in primi e secondi piatti di qualità, e la cultura del quotidiano e dell’accoglienza vira proprio intorno ai frutti del mare.

Assolutamente irrinunciabile è il polpo, bontà che in ogni sua declinazione non delude. Un po’ come la Puglia, bella al giorno e di notte, sotto il sole o bagnata dalla pioggia.

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Il reportage è curato da Stefano Maria Meconi. Il materiale fotografico è curato da Anna Fracassi.