C’è un Salento che tutti conoscono, quello di Gallipoli, Otranto e delle spiagge affollate di turisti che arrivano da ogni parte del mondo.

E poi c’è lui, il Salento più autentico e tradizionale, dove le originali architetture candide, nate per prevenire gli effetti del grande caldo estivo, sono rimaste immutate, trasformandosi allo stesso tempo in pregiate attrazioni turistiche.

Non fa eccezione Ostuni, che per definizione è (insieme ad Alberobello) la “Città Bianca della Puglia”. Un borgo dalla bellezza autentica che, assiso su un colle che guarda al vicino Mar Adriatico, sembra dominare in realtà tutta la regione.

Dopo averla solo sfiorata nel corso del nostro secondo giorno, lungo la strada che ci avrebbe portato a Ceglie Messapica, stavolta arriviamo a Ostuni nel tardo pomeriggio che, complici le lunghe giornate d’estate, si trasforma nel momento ideale per scoprirla.

La cittadina è brulicante di vita, ma non affollata. Il clima è fresco – complice forse l’elevazione – e gli scorci della giornata, che si è rasserenata via via, si fanno di una bellezza senza paragoni.

Sulla piazza principale, dove si alternano pedoni, automobili elettriche e turisti, ci accoglie l’elegante profilo barocco della Colonna di Sant’Oronzo, uno dei simboli di Ostuni. 

Il colpo d’occhio sul centro storico lascia senza parole: chiese, case, palazzi e negozi si alternano al verde della distesa di uliveti che, circondando Ostuni, arriva fino all’azzurro mare.

Complice l’anticipo rispetto all’ora di cena, rallentiamo il passo per apprezzare al meglio i vicoli di Ostuni. Salite ripide, ma anche piccole piazzette e stradine illuminate si palesano davanti ai nostri occhi come un magnifico sogno ad occhi aperti. 

La città storica è curatissima, e la camminata si rivela ancor più piacevole del previsto. Giungiamo così nell’Osteria scelta per l’ultima cena di Tarallucci e Puglia, un luogo piccolo ma accogliente, dove la cucina principale è piacevolmente a vista. 

Bontà da Ostuni: una cena a base di prelibatezze locale

La cuoca, nonché proprietaria, si premura di accoglierci con un calore familiare, informandoci che devieremo rispetto al menù preannunciato in modo da scoprire ancora di più i sapori del territorio alto salentino.

Non è una cena, né una degustazione: quella che ci travolge è una vera sinfonia di sapori, un’armonia di colori e di equilibri. Le orecchiette sì, ma anche la stracciata con il capocollo di Martina Franca. I peperoni lievemente abbrustoliti su una crema di ceci, lo spaghettone di farina integrale con ricotta, zucchine, limone e basilico, e così via. 

Le portate sembrano non finire mai, alla pari dello stupore che proviamo piatto dopo piatto, morso dopo morso, ma anche bicchiere dopo bicchiere, perché con precisione ogni pietanza è abbinata da un vino, talora bianco, talora rosso, e tutti esclusivi di questo fertile territorio.

Terminiamo così la serata passeggiando sotto le stelle di Ostuni, felicemente rifocillati dalla cucina della nostra anfitriona, forse appena un po’ brilli, ma sicuramente innamorati di ciò che abbiamo visto.

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Il reportage è curato da Stefano Maria Meconi. Il materiale fotografico è curato da Anna Fracassi.