Ancora per un’ultima volta, almeno per il nostro viaggio, ci risvegliamo nella serafica calma che solo gli uliveti e la natura dell’alto Salento riescono a offrire. Una ricca colazione, alternando dolce e salato, ci introduce a questa giornata finale di #tarallucciepuglia nella quale uniamo turismo di cultura e di enogastronomia.

Ci aspettano infatti, prima del rientro a Bari, due tappe intermedie di grandissima qualità: Alberobello e Altamura. La città dei Trulli e quella del pane DOP, per rimanere fedeli al tema narrativo di questo viaggio che, sia io che Anna, siamo concordi ci abbia arricchiti dal profondo, e non solo a giudizio insindacabile della bilancia!

Il percorso che affrontiamo è tutto interno alla Puglia, e ci permette di ammirare il cuore delle province di Brindisi e di Bari, passando per Cisternino, Locorotondo, Gioia del Colle, Santeramo in Colle e non solo.

Strade tutte curve – che farebbero la felicità dei motociclisti – si alternano a percorsi più morbidi, saliscendi abbracciati da frutteti e piccoli borghi dalle architetture candide che sfidano il forte sole d’estate.

Alberobello
In una calda mattinata di fine giugno, Alberobello si mostra con una luce calda e un’atmosfera piacevolmente accogliente

Alberobello è già pronta ad accogliere la moltitudine di turisti che la visita ogni giorno, ma ci si presenta ancora calma, quasi sonnolenta: la visitiamo con piacere, fermandoci a fotografare i trulli con la loro simbologia particolare, che unisce elementi di architettura a raffigurazioni esoteriche e mitologiche, e ne ammiriamo la grande compostezza, oltre che l’equilibrio cromatico.

Purtroppo la nostra sosta non è delle più lunghe, ma più che sufficiente a carpire la bellezza di quest’ennesimo angolo pugliese, prima di ripartire alla volta della “capitale pugliese del pane”, Altamura appunto.

Qui ci accoglie un giovane fornaio, esperto nel suo mondo e nel farci sentire anche lui – come tutti i protagonisti di questo viaggio – a casa.

Lo fa raccontandoci ingredienti, curiosità, lavorazioni di questo pane che si realizza in curiose forme, tra cupole e cornetti, e che si avvale dell’utilizzo di grani e lieviti naturali, prodotti nel rispetto dei disciplinari e con l’obiettivo di sfornare, giorno dopo giorno, un pane tanto buono quanto digeribile.

Pane di Altamura
Le mani esperte che lavorano il pane di Altamura sono le stesse che ci offrono la possibilità di degustare uno tra i pani più buoni d’Italia

Dal kamut ai sette cereali, dalle focacce ai taralli, dai biscotti alle decine di tipologie di pane (integrale, bianco, più o meno lievitato e chi più ne ha più ne metta), siamo entrati davvero in un mondo di particolare bontà, e la gentilezza dei nostri anfitrioni si dimostra nel dono di una forma di questo pane, che portiamo ben volentieri come souvenir a casa.

È quasi ora di partire, ma alla Puglia è difficile dire arrivederci: complice un’ora abbondante di anticipo sul programma, siamo di nuovo a Bari, dove riesco a recuperare quanto il ritardo aereo del primo giorno non mi aveva permesso di ammirare: la Città Vecchia.

C’è un qualcosa di piacevolmente poetico nel vedere le signore, anche di ragguardevole età, sfidare la stanchezza e il caldo nel far diventare l’uscio di casa un laboratorio di artigianato del mangiare: le orecchiette prodotte silenziosamente, con una manualità che sembra religiosa, tra grani duro e arso, su piani di rete e di legno che avranno decine (forse centinaia?) di anni.

Arco Basso, Bari Vecchia
La preparazione delle orecchiette avviene in particolar modo ad “Arco Basso”, uno dei vicoli che si diramano dalla piazza antistante il Castello Svevo di Bari

Bari Vecchia procede calma e silenziosa, eppure brulica di vita, come nel curioso Largo Albicocca, una piazza recuperata con gusto e divenuta meta prediletta degli innamorati, oppure ai piedi della Basilica di San Nicola, il fulcro della fede barese.

Passeggiamo sul Lungomare dove, a pochi passi da noi, una coppia di sposi immortala le prime ore di una speriamo lunga vita insieme e, infine, salutiamo la città e la Puglia visitando quasi bulimici di novità quell’aeroporto che, da luogo di transito, si fa lui esso stesso monumento alla voglia di accogliere e coccolare i viaggiatori che giungono in Puglia.

Stiamo arrivando, a casa, eppure ci sembra di averla trovata qui, in questi cinque giorni di #tarallucciepuglia.

Continua il viaggio su viaggiareinpuglia.it.

Il reportage è curato da Stefano Maria Meconi. Il materiale fotografico è curato da Anna Fracassi.